Page 15 - 2015_Antologica
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solo  per  cercare  alleanze  mentali  in  climi  condivisi.  In  quella  direzione
                                   trovo più affinità rispetto ad altre forme di espressività allora coesistenti.
                                   La naturale reticenza di Gabriella ad esprimersi sulla sua formazione, non
                                   impedisce  di  situarne  l’attività  in  parallelo  con  ricerche  come  quelle  di
                                   Guido  De  Bonis,  di  Raffaele  Ponte  Corvo.  Va  detto  che  in  genere  la
                                   pittura, proprio negli anni seguenti l’avvio della sua attività di artista (la
                                   sua prima personale è del 1973), vide un inabissamento, e da molti fu data
                                   per  definitivamente  spacciata,  salvo  poi  riemergere  con  forza,  ed  anche
                                   con notevole decisione in tutta Europa, e nuovamente imporsi come una
                                   corazzata  inaffondabile,  seppure  qua  e  là  un  po’  ammaccata  da
                                   cerebralismi,  concettualismi,  persino  brutalismi,  segnata  da  crisi  di
                                   motivazione che furono comunque foriere di nuovi approcci all’universo
                                   del colore.

                                       Gabriella  dalle  esperienze  formative  ha  tratto  la  sua  sicurezza  di
                                   pennellata, le scelte cromatiche sempre precise, una peculiare duttilità da
                                   illustratrice, ma anche una precisa conoscenza dei metodi, che ne ha fatta
                                   una  brava  e  motivatissima  insegnante,  poco  interessata  ad  imporre  un
                                   mondo  figurativo  personale  agli  allievi,  quanto,  intelligentemente,  a
                                   trasmettere assieme alle indispensabili conoscenze di base di un’arte che
                                   rimane tecnicamente difficile, quello che ai suoi occhi più conta, ovvero la
                                   libertà  creativa,  la  capacità  di  creare  mondi,  e  poi  di  viverci  dentro
                                   palesandoli con precisione e con gusto.

                                       Proprio la sua riconoscibilità del tratto, del gesto, della pennellata, ora
                                   filante ora raggrumata, il cangiantismo dei colori, spesso accesi, ci rivela
                                   che lei, nel suo percorso pluridecennale, ha creato presto il suo mondo,  ci
                                   si  è  trovata  bene,  e  continuamente  lo  ha  ricercato,  inventandovi  quelle
                                   fiabe tra serie e giocose, la cui caratteristica principale è quella di essere
                                   poste altrove rispetto alla nostra quotidianità, ma in un altrove dove tutto,
                                   almeno dal punto di vista della visione, sembra ritornare, perché mi pare
                                   indubbio  che  tutti  i  singoli  tratti  della  sua  ricerca  abbiano  un’interna
                                   coerenza, quello che un po’ pomposamente di solito si indica con la parola
                                   “stile”, termine che nel caso di Gabriella sembra calzare alla perfezione.

                                       Traspare forse da queste parole una mia del tutto soggettiva preferenza
                                   verso  le  sue  prime  fasi  pittoriche,  quando  non  solo  l’artista  non
                                   costringeva  la  sua  creatività  nei  binari  spesso  imposti  dalle  necessità
                                   illustrative, ma giungeva volentieri ad una forma totale di abbandono agli
                                   eventi pittorici, che spesso assumevano il volto di figure riconosciute che
                                   emergevano  dal  rigirare  del  tratto,  dalla  pennellata  inquieta  che
                                   procedeva disegnando tentativi curiosi, alla ricerca di mondi sconosciuti.
                                   Qui  avvenivano, sempre, incontri inaspettati, a volte sereni, a tratti anche




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