Page 13 - 2015_Antologica
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Gabriella:
              dal sogno al segno
                       (e ritorno)


                                                         Tutti  ci  siamo  divertiti,  un  giorno,  a  sforzarci  di
                                                         dare  alle  nubi  che  passano  un  senso  preciso,
                                                         vedervi  un  profilo  che  si  staglia  per  un  attimo  e
                                                         che  crediamo  di  riconoscere,  per  assistere  poi  al
                                                         suo disciogliersi o trasformarsi in altro, processioni
                                                         di  elefanti  alla  corte  di  chissà  quale  principe
                                                         indiano,  architetture  verticali  che  si  stagliano  e
                                   poco dopo sfumano in globi luminosi, bolle d’aria sfrangiate, cavalcate da
                                   destrieri inquieti, misteri di templi luminosi. Ma anche le spiagge segnate
                                   dalle  nde  non  sono  state  da  meno  nel  rivelarc   mondi  in  continua
                                                                                     i
                                         o
                                   metamorfosi,  in  trasformazione.  Affidarsi  alla  suggestione  della  forma
                                   dove  questa  compare,  e  nel  mutare  assume  la  concretezza  di  un  fatto
                                   presente nella realtà, è stata una conquista, non ovvia e non immediata,
                                   del secolo da poco trascorso. Ne fece sostanza di insegnamento Paul Klee,
                                   con  le  sue  griglie  e  i  suoi  quadrati  magici,  aperti  a  tutte  le  suggestioni,
                                   volti  a  cercare   il  reale  là  dove  non  c’è  ancora,  e  presto  acquisirà  una
                                   fisionomia  chiara,  definita,  e  persino  una  stravolta  morale,  o  almeno,
                                   l’aspetto di un affascinante racconto interrotto. Ma perché il percorso si
                                   avvii,  occorre  che   siano  presenti  alcuni  fattori  determinanti:  l’infanzia,
                                   anzitutto,  una  chiara  coscienza  infantile,  che  non  distingue  né  cataloga
                                   ma  intuisce   e  sogna,  un’infanzia  che  perdura,  che  va  oltre  le  colonne
                                   d’Ercole  della  vita  adulta,  mantenendovi  intatto  un  punto  di
                                   illuminazione,  quel  vortice  fra  i  capelli  di  una  nota  poesia  di  Peter
                                   Handke.

                                       Davanti ad una pittrice come Gabriella Malfatti, che da sempre osserva
                                   il mondo con la luminosa sensibilità di un’infanzia mai rimossa, sempre
                                   cercata e vissuta, non corre spontanea la necessità di paragonare la sua
                                   ricerca  ad  altre  parallele  al  suo  tempo,  di  inserire  gli  esiti  di  una  lunga
                                   storia di appassionata espressione nella storia più vasta. Torna spontaneo,
                                   piuttosto,  provare  ad  apprezzarne  senza  impedimenti  l’opera  nelle  sue
                                   varie  sfaccettature,  tutte  da  lei  curiosamente  selezionate  per  generi  nel
                                   suo  sito  Internet,  che  mi  indica  con  giusto  orgoglio  e  molta  ironia.
                                   Scopriremo  che  queste  ripartizioni  sono  largamente  fittizie,  forse
                                   necessarie,  ma  non  molto  di  più.  L’occhio  di  chi  osserva  è  infatti
                                   immediatamente attratto da un moto dinamico, continuo, che transita da
                                   cavalli in corsa sfrenata a mondi fantastici attorno a bambole che il più
                                   delle  volte  ci  osservano  curiose  e  intelligenti,  stranamente  mature,  a
                                   riprova  che  il  mondo  dell’infanzia  è  davvero  terribilmente serio,  forse



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